Una lettura cosmogonica del pantheon della tradizione mexica, in un’ottica di sincretismo religioso

La religione azteca è una religione mesoamericana che combina elementi di politeismo, sciamanesimo ed animismo, oltre ad aspetti legati all’astronomia ed al calendario. La cosmologia azteca divideva il mondo in tre livelli: uno superiore, sede degli dèi celesti, uno inferiore, sede delle potenze infere, e uno mediano, in cui vive il consorzio umano, equidistante dagli dèi e dai demoni della natura e del sottosuolo. Il concetto di Teotl è fondamentale nella religione azteca. In lingua nahuatl viene spesso considerato sinonimo di “Dio”, anche se, per essere più precisi, si riferisce ad un concetto più generale, che fa riferimento all’energia dinamica immateriale della divinità (tona), in modo simile al concetto polinesiano di mana. Come il tapas degli indo-ariani, questo tona non è sempre benefico, dal momento che una sua sovrabbondanza porta morte e distruzione [Torres 2004, p.14].

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Secondo la mitologia mexica, ogni astro incarna un determinato personaggio: le divinità si sono per così dire “sacrificate” in illo tempore per reincarnarsi negli astri. Così, ad esempio, Quetzalcoatl si è trasformato nel pianeta Venere, la stella del mattino, che dunque può essere venerato nella triplice forma simbolica di energia dinamica, di astro e personificato, in qualità di eroe culturale. A sua volta il Sole, principale fonte del tona o calore vitale, nasce dall’immolazione di Nanahuatzin [Torres 2004, pp.13-14]. Nella religione azteca, dunque, un ruolo di primaria importanza era giocato dai pianeti e dagli astriad ognuno dei quali erano associati diversi significati simbolici e religiosi, ed erano legati a dei ed a luoghi geografici. Una parte considerevole del pantheon azteco era un retaggio delle precedenti civiltà mesoamericane e di altri popoli (Olmechi, Toltechi, etc), quali ad esempio Tlaloc, Quetzalcoatl e Tezcatlipoca: si trattava di dèi venerati con nomi diversi dalle culture precedenti del Mesoamerica.

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Ometecuhtli e Omecíhuatl, rispettivamente parte maschile e femminile del dio primordiale Ometeotl.

Gli dèi creatori delle origini

aztec2In cima al pantheon azteco si trovavano gli dèi creatori. Il primo a venire all’esistenza fu il Dio unico, Creatore di tutte le cose e reggente del tredicesimo cielo: Ometeotl. A sua volta, questi si è diviso in illo tempore in una parte femminile (Omecíhuatl) e in una maschile (Ometecuhtli). Ci troviamo subito di fronte a un caposaldo della mistica mexica: l’essere, a qualunque livello si trovi, si può sempre dividere in due polarità opposte e complementari, l’una delle quali ha sempre bisogno dell’altra per poter continuare a segnare il ritmo, lo spazio e i tempi cosmici.
Nella percezione mesoamericana troviamo dunque un Dio unico (Ometecuhtli), che veniva considerato otiosus perché viveva al culmine della creazione, nel 13° cielo, dal quale emergono in seguito due porzioni dell’essenza stessa del dio e cominciano nuovamente una lunga catena di creazione di nuovi enti divini, a loro sottoposti. Gli attributi maschili e femminili di un dio principale si separano continuamente, livello dopo livello, cielo dopo cielo, dal superiore all’inferiore, creando in questo modo una vasta gamma di dèi con caratteristiche sempre più definite.

Ometeotl
Ometeotl

Il Dio residente nel cielo più alto, “il Signore Due“, unico a contenere i semi di qualunque dualità e polarità esistente in potenzialità nel cosmo, è l’equivalente latino di Giano, il dio bifronte degli inizi e delle origini, e quello ellenico di Urano, che Dumezil riconosce nell’equivalente indo-ariano di Varuna, il cielo infinito. Le due polarità maschile e femminile in cui si riparte ricordano la coppia latina formata da Opi e da Saturno (Omecíhuatl e Ometecuhtli erano d’altronde detti “i signori del sostentamento” e noi ben sappiamo come la coppia di divinità primordiali latine fosse indissolubilmente legata alla fertilità e all’agricoltura), per non parlare della coppia divina hindu formata da Shiva e Shakti. Questi due principi superiori in cui si è diviso originariamente Ometeotl—diventando così un tipico deus otiosus, esattamente come accade a Urano (figlio di Etere, il Cielo superiore), e Varuna—danno vita e governano ogni potenza che viene all’esistenza nei cieli inferiori. Inoltre, i mexica chiamavano il cielo ilhuical, intendendo con questo termine “la vasta estensione dell’oceano che ai loro occhi vi assomigliava o forse era la stessa cosa” [Torres 2004, p.17]: impossibile non notare in tutto ciò una corrispondenza evidente con l’Okeanos ellenico, dai cui flussi superni tutti gli dèi hanno avuto vita. 

Tlaloc e gli dèi fratelli Tezcatlipoca e Quetzalcoatl

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Tlaloc

A loro volta, Omecíhuatl e Ometecuhtli danno vita ai quattro dèi più venerati del pantheon mexicano, figli della coppia primordiale, chiamati i quattro tezcatlipocas: Xipe-Totec, Tezcatlipoca, Quetzalcoatl e Huitzilopochtli, considerati anche come gli dèi delle quattro direzioni cardinali (rispettivamente Ovest, Nord, Est e Sud) e dei quattro colori (rispettivamente rosso, nero, bianco e blu). Ad essi si aggiunge Tlaloc, un antichissimo dio tolteco delle acque, simile al Nettuno latino e al Poseidone ellenico, a sua volta coadiuvato da quattrocento tlaloques, suoi aiutanti e sottoposti (si noti che in alcuni miti ellenici antichissimi, di cui fa menzione Platone, Poseidone era il signore di Atlantide e governava sulla razza dei Titani nella mitica polis che da lui stesso prendeva il nome).

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Quetzalcoatl 

Quetzalcoatl, dio dell’aria e del pianeta Venere, patrono del sacerdozio, della saggezza e dei mercanti, presenta molti tratti in comune con il Wotan norreno e il Mercurio latino, oltre ad essere “il sostenitore del cielo” come l’Atlante ellenico. È inoltre assimilabile a Prometeo per il merito che gli si riconosce di aver portato la cultura e la mantica—il fuoco che il gigante ellenico rubò a Zeus—alla razza umana, ed infatti Quetzalcoatl è venerato anche come un eroe culturale di ancestrale memoria. Ci troviamo chiaramente di fronte ad una serie ricorrente di pattern che si possono rinvenire in innumerevoli corpus mitici di arcaica memoria.

Tezcatlipoca e Quetzalcoatl, creatori del mondo e dell’umanità, nel corpus mitico degli aztechi erano anch’essi dèi antichissimi che formavano una coppia di polarità, a volte in sintonia, a volte in lotta tra loro (il motivo mitico che ricorre qui è quello della coppia divina di gemelli, presente in pressoché tutte le mitologie antiche, da Castore e Polluce a Romolo e Remo). Semplificando, il primo rappresentava l’oscurità e la cattiveria, il secondo la luce e la bontà. Si narra che Quetzalcoatl abbia portato la prosperità a Tula/Tollan (si noti l’assonanza con la leggendaria isola di Tule citata per la prima volta nei diari di viaggio dell’esploratore greco Pitea, il quale la descrisse come “una terra di fuoco e ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai”, ubicata nell’estremo Nord del mondo). Nei miti della tradizione azteca, la città di Tula è legata all’acqua ed i Toltechi affermavano che i suoi abitanti utilizzassero “coperte ed abiti di colore blu e copricapi a forma di conchiglia” [Torres 2004, p. 75].

Inoltre, narrano, tale città esisteva già prima della nascita del Sole (odierno) ed era abitata dagli Antenati, i primi uomini, talvolta rappresentati nell’iconografia sacra sotto forma di scheletri. Ancora una volta, ci imbattiamo in miti che ricordano prepotentemente il mito platonico di Atlantide e vari suoi aspetti che la tradizione segreta mediterranea, così come quella mexica, ha tramandato oralmente per millenni. Aggiungiamo che, secondo il  mito azteco, i primi uomini erano originari di Chicomoztoc, “le sette cave” (un numero che ritorna sempre nei miti di fondazione delle popolazioni antiche—ad es. i sette colli di Roma—che richiama esotericamente le sette stelle dell’Orsa Maggiore), una “località leggendaria che si sarebbe trovata in un punto imprecisato del lontano settentrione” e si riteneva che anche i defunti abitassero nell’estremo nord, che è la “regione delle tenebre” e—afferma Eduard Seler—al tempo stesso “il posto delle costellazioni che sono in perpetuo movimento, che non tramontano mai, la regione di coloro che vivono eternamente, la patria dei trapassati” [Helfritz 1968, p.128].

Tezcatlipoca
Tezcatlipoca

Tezcatlipoca (letteralmente “specchio fumante”) è un dio onnipotente datore di vita e di morte, personificante l’estate ardente e l’inverno nonché, come avremo modo di appurare, la costellazione dell’Orsa Maggiore. Quando giunse a Tula sconfisse Quetzalcoatl, lo mandò in esilio (sebbene altri miti sostengono che sia stato Quetzalcoatl stesso ad andarsene, per una sorta di riprovazione verso l’abbandono dei costumi sacri da parte della popolazione da lui civilizzata e governata) e tramutò il genere umano in scimmie.

Huitzilopochtli e Coyolxauhqui

Huitzilopochtli
Huitzilopochtli

Altri parallelismi si ritrovano per Huitzilopochtli, dio della guerra e della tempesta, personificazione del cielo diurno che ha incarnato e soppiantato una più antica divinità del cielo—così come Zeus, detronizzando Kronos, si erse a vendicatore del nonno Urano, e allo stesso modo del vedico Indra che soppiantò divinità celesti più antiche come Dyaus e Varuna—e per il suo messaggero Painal (da painalli, ovvero correre veloce) dio dei mercanti ma anche dei dottori e della medicina, chiaramente un Mercurio-Hermes mexicano. Ancora: la “Signora della Notte” Yoaltecuhtli, era considerata la personificazione del “vento della notte”, denominato—sorprendentemente—hècatl (impossibile non notare l’assonanza con il nome della dea greco-romana, sebbene di origine pre-indoeuropea, Hecate, divinità lunare della notte, della stregoneria e dell’oscurità).

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Coyolxauhqui

Ritornando a Huitzilopochtli, troviamo opportuno accennare al mito classico della sua nascita: egli fuoriesce da sua madre Coatlicue “in tutte le sue forze e in tutto il suo splendore”, lotta contro la sorella Coyolxauhqui (“quella dai sonagli sul volto“), la uccide e la fa a pezzi. Infine, mette in fuga i suoi fratelli, i Centzon Huitznahua [Torres 2004, p.80]. Reminiscenze di un antichissimo scontro planetario, avvenuto nell’odierna fascia degli asteroidi, che causò la distruzione del “mostro cosmico” Coyolxauhqui (una luna primordiale, esistente in  un eone precedente; equivalente all’ellenico Tifone e alla sumera Tiamat dal cui corpo dilaniato, secondo il mito accadico, si sarebbe formato il mondo, la terra e il mare)—un corpo planetario che, in tempi antichi, occupava l’orbita tra il pianeta Marte e Giove? Tutti i dati in nostro possesso, per quanto ermetici, ci portano a pensarlo: d’altronde, è proprio Zeus nel mito ellenico e Marduk in quello sumero, entrambi personificazioni del pianeta Giove, a distruggere il corpo estraneo in una battaglia senza esclusione di colpi.

Anche i miti aztechi conducono in questa direzione: la porzione del quinto cielo è infatti detta la “regione di Atllachinolli“, letteralmente “la regione dell’acqua e del fuoco”, ossia “della guerra”. Si pensa che questo luogo fosse la sede dei teoyaomiqui, i guerrieri morti in guerra, e delle mocihuaquetzque, le donne morte di parto [Torres 2004, p.18]. Gli uni e gli altri diventavano quauhtecatl, “compagni dell’aquila” o “accompagnatori del Sole”; entravano nel suo regno e lo seguivano tutti i giorni in un festoso corteo, nel suo cammino attraverso il firmamento [Helfritz 1968, p.140]. È praticamente impossibile non trovare in queste credenze una similitudine evidente con il Valhalla norreno governato da Wotan, nel quale giungevano dopo la morte—appunto—i guerrieri morti in battaglia e le donne morte durante il parto. Nella geografia cosmica—come abbiamo ipotizzato precedentemente—tale porzione di cielo equivale alla fascia degli asteroidi ubicata tra il cielo di Marte e quello di Giove: un’orbita nella quale si tramanda che, nella notte dei tempi, avvenne uno scontro planetario che causò la distruzione di un corpo celeste (la luna primordiale) e la nascita, a seconda dei vari miti, della Terra o del Sole del ciclo attuale. Ma ritorneremo su questo punto più avanti.

Rappresentazione azteca del ciclo delle quattro età, equivalente allo svastica indo-europeo e a simboli similari.
Rappresentazione azteca del ciclo delle quattro età, equivalente allo svastica indo-europeo e nativo americano e a simboli similari.

Le quattro età

Si rende qui necessario ricordare che i Mexica credevano che fossero esistite quattro età cosmogoniche: al principio di ognuna di esse, un dio si trasforma nel nuovo sole e la Terra “rinasce nuovamente” e viene abitata da nuove specie di esseri. Secondo i miti, ci furono per così dire quattro fasi della creazione, durante le quali alcune delle divinità maggiori assunsero, a turno, il ruolo del sole. Ognuna di queste fasi ebbe termine perché nessuno degli dèi fu soddisfatto degli uomini che aveva creato. Le popolazioni messicane erano, dunque, convinte che il sole attuale fosse stato preceduto da altri quattro soli, ossia da quattro ere preistoriche. I corpi celesti, la terra e i suoi abitanti non sono stati creati simultaneamente. Come non trovare un parallelismo con le quattro età di Esiodo e con la divisione dell’eone in quattro yuga teorizzata dalla tradizione hindu, e soprattutto con i cinque cicli della dottrina andino-incaica del Pachacuti [cfr. Pachacuti: cicli di creazione e distruzione del mondo nella tradizione andina]?

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Un’illustrazione tratta dal Codex Vaticanus, raffigurante un gruppo di nativi mexica nell’atto di catturare e uccidere un gigante.

L’età dei Giganti

In illo tempore il sole primordiale fu Tezcatlipoca, ma—forse perché aveva una sola gamba, o forse perché era il dio della notte—riuscì solo a diventare un mezzo sole. Secondo una versione del mito, il mondo proseguì in questo stato di inedia per qualche tempo ed un misto di rivalità fraterna, frustrazione e ambizione cresceva in Quetzalcoatl, fino a che non si decise a cacciare dal cielo il fratello con una mazza in pietra (questo mito ricorda quello ellenico di Efesto, anch’egli zoppo, scagliato giù dal cielo da Era). Senza sole il mondo si ritrovò completamente al buio, e colmo di rabbia Tezcatlipoca ordinò ai propri giaguari di mangiare tutte le persone, che a quei tempi erano giganti. Un’altra versione, tuttavia, sostiene che Tezcatlipoca stesso creò un mezzo sole, che “i suoi giaguari mangiarono prima dei giganti” (un parallelo con l’ellenico Kronos che divora i propri figli?). Indagando su questa versione del mito, ci sovviene il dubbio che il termine “sole” per definire il dio reggente di ogni era sia scorretto, in quanto sembra evidente che il dio che di volta in volta regna sul cosmo piuttosto crea un sole che rimane nei cieli per un intera fase del ciclo. Secondo Alexander von Humboldt, l'”era delle battaglie contro i giganti (vale a dire l’era del Primo Sole) durò 5256 anni” e la carestia “vide lo sterminio della prima generazione umana” i cui componenti vennero trasformati in uccelli [Helftritz 1968, p.129]

I quattro tezcatlipocas.
Rappresentazione grafica del succedersi delle quattro ere cosmiche.

L’età del Fuoco

Ad ogni modo, nella maggior parte dei miti, la prima età dell’umanità è considerata quella del Secondo Sole, Tlaloc (il pianeta Saturno), e per questo il computo delle ere inizia da questo momento e non da quello del Primo Sole, il primordiale Tezcatlipoca “da una sola gamba”, che con tutta probabilità non rappresentava un pianeta vero e proprio bensì la costellazione dell’Orsa Maggiore (sul simbolismo degli dèi zoppi come rappresentazione dell’Ursa Major, si veda Il mulino di Amleto).

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Xochiquetzal

Nella prima delle quattro ere storiche menzionate dalla tradizione azteca, fu dunque Tlaloc a diventare/creare il Secondo Sole, ma il redivivo Tezcatlipoca ne sedusse la moglie Xochiquetzal, dea dell’amore, dei fiori e del mais. Questo mito sembrerebbe ricalcare quello mediterraneo del rapimento di Persefone/ Proserpina—in quanto la dea azteca “venne rapita e inviata nei nove livelli inferi posti all’interno della terra” per essere consegnata alle tenebre o regno di Mictlantecuhtli, dio della morte (l’equivalente del latino Plutone, dell’ellenico Ade e dello Yama vedico).

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Mictlantecuhtli

Nondimeno, questo mito mexica ricorda da molto vicino anche il tradimento di Venere/Afrodite ai danni dello sposo Vulcano/Efesto; persino Tezcatlipoca, considerato anche un dio della guerra e della bellezza, riveste perfettamente i panni del dongiovanni Marte/Ares. Nel mito azteco, a causa di questo tradimento, una grande siccità colpì il mondo. Alla fine, con una grande tempesta di fuoco Tlaloc arse la Terra intera e gli dèi costruirono una nuova Terra con la cenere rimasta. Con questo cataclisma di fuoco ebbe fine l’era del Secondo Sole, della durata complessiva di 4804 anni, denominata anche età del Fuoco.

L’età del Vento

Nella seconda delle quattro ere storiche, i quattro tezcatlipocas scesero sulla Terra e crearono una razza di uomini giganti, sui quali governò Quetzalcoatl, che impose inoltre (come pianeta Venere) la sua signoria sul Terzo Sole. Come abbiamo visto, tuttavia, con il passare degli anni gli uomini sulla Terra divennero sempre meno civilizzati e attenti agli dei. Tezcatlipoca decise che era arrivato il momento di vendicarsi del fratello e, in quanto dio del giudizio e della magia, trasformò gli uomini in scimmie. Quetzalcoatl, che amava gli uomini per quello che erano, si addolorò e con un terribile uragano soffiò via tutte le scimmie dalla faccia della Terra. Per questo l’era del Terzo Sole è anche detta età del Vento.

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La discesa di Quetzalcoatl al mondo infero e la resurrezione del genere umano

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Xolotl

Quetzalcoatl tuttavia non accettò di buon grado la distruzione del genere umano e, dopo essere disceso nel mondo infero, rubò le loro ossa, quindi le immerse nel proprio sangue per far risorgere il genere umano. Questo ci ricorda il mito egiziano della morte di Osiride e della sua rinascita nelle nuove vesti di Dio dell’Oltretomba [cfr. Divinità del Mondo Infero, dell’Aldilà e dei Misteri]: diversi miti che descrivono il passaggio di una potenza divina (teotl) dalla signoria sul regno dei vivi a quella sul regno dei morti, in seguito ad un—per così dire—”passaggio di consegne”: Quetzalcoatl, Terzo Sole, al termine del tempo prestabilito, lascia la signoria al suo successore, così come Osiride fa con il figlio Horus. Quando in più leggiamo che Quetzalcoatl, nella sua discesa al mondo infero, era accompagnato dal fratello Xolotl, il quale “indossava una maschera con le fattezze di un cane”, non pensare al dio psicopompo egiziano Anubi, compagno di Osiride con caratteristiche talvolta lunari e talvolta mercuriali (esattamente come Xolotl) diventa davvero un’impresa. È anche probabile che Xolotl e Anubi siano rappresentazioni mitiche di Sirio, che riveste un’importanza vitale in molti culti sapienziali antichi ed è spesso chiamata “la stella del Cane”. Ciò ci sembra invero decisamente plausibile anche per il fatto che spesso Venere e Sirio vengono associate (la prima come “Stella del Mattino”, la seconda come “Stella della Sera”) e pertanto l’amicizia mitica e il dualismo esistente tra Quetzalcoatl e Xolotl va letto in questo senso.

Xipe-Totec “Nostro Signore lo Scorticato”

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Xipe-Totec

Osiride è inoltre strettamente collegato a Xipe-Totec (“Nostro Signore lo Scorticato”), era una divinità mixteca (a nostro parere assimilabile all’azteco Nanauatzin, di cui tratteremo più avanti). Era una divinità che presiedeva alla rinascita, al passaggio dalla morte alla vita e viceversa, dio dell’agricoltura e delle stagioni (in particolare la primavera), dell’occidente, delle malattie e dei fabbri. Durante la festa annuale in suo onore, un prescelto veniva selezionato per interpretare il ruolo di “finto re” per un giorno, al termine del quale veniva sacrificato al dio (un rito pressoché identico ai Saturnali romani). Si narra che Xipe-Totec si tolse la pelle per dare nutrimento all’umanità: il suo simbolo è il seme del mais, che perde la scorza esterna per poter germogliare. Veniva raffigurato senza pelle, come un dio dorato, oppure con una seconda pelle umana.

Ovviamente tutto ciò ricorda incredibilmente anche il mito di Dioniso catturato infante dai Titani, smembrato, bollito, arrostito e mangiato, quindi rinato a nuova vita, e lo smembramento rituale che le baccanti, possedute dal dio, compivano  in suo onore nell’antica Ellade [cfr. Cernunno, Odino, Dioniso e altre divinità del ‘Sole invernale’]. Anch’egli dio della vegetazione, come Osiride e Xipe-Totec, il suo mito è un leitmotiv che si ripete nei millenni della storia conosciuta delle religioni, dal sacrificio di Tammuz/Adone a quello del norreno Baldr, fino al mito più recente, quello della morte e della rinascita del Cristo il quale—si noti—essendo stato orribilmente sfigurato su tutte le membra durante la fustigazione precedente la crocifissione, rientra di diritto nella categoria degli “dèi scorticati” oltre che di quelli rinati a nuova vita. Si noti qui anche il parallelo tra le varie discese agli inferi di Osiride e Quetzalcoatl e quella di Cristo, il quale “discese agli inferi” e liberò le anime dagli inferi e dalle tenebre, riportandole a nuova vita—così come il dio azteco “rubò le ossa e le immerse nel proprio sangue per far risorgere il genere umano“. Tutto questo, evidentemente, non può essere frutto di casualità.

L’inclinazione e la caduta del “grande palo”

La tradizione azteca menziona “un palo molto alto” situato nel paese di Zapacu: si trattava, secondo il mito, di un “tronco molto grande dal quale scendevano gli dèi dal cielo” [Torres 2004, p.30]. Questo palo si inclinò al termine della prima era—ovvero il periodo mitico che i latini chiamano Età dell’Oro o Età di Saturno e la tradizione indo-ariana denomina Satya-Yuga—e crollò definitivamente con la fine della seconda (l’Età dell’Argento, il Treta-Yuga) rendendo così inaccessibile all’uomo la via per il cielo e per le divinità, e dando così inizio ad un inesorabile processo di involuzione cosmica e alla nuova era, quella dell’Acqua.

L’età dell’Acqua

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Il diluvio al termine della terza era, quello che la tradizione biblica ed innumerevoli altre ricordano come il “Diluvio Universale”.

Il sole della terza era fu (creato da) Chalciuhtlicue/ Acuecucyoticihuati, che divenne la nuova moglie di Tlaloc, nonché la governatrice del Quarto Sole (questa era viene chiamata dagli hindu Dvapara Yuga e da Esiodo Età del Bronzo). La dea amava molto gli uomini, ma Tezcatlipoca—in tipiche vesti da trickster che ricordano le imprese del Loki norreno—la accusò di mascherare il suo egoismo di ricevere preghiere dagli uomini dietro il pretesto di un amore disinteressato. Chalciuhtlicue fu tanto colpita da questa accusa che pianse sangue per i successivi 52 giorni, causando un terribile diluvio che annegò tutti gli abitanti della Terra.

L’era attuale

Dopo una dura battaglia, Huitzilopochtli sconfisse la dea, ristabilì l’ordine cosmico e si nominò signore del Quinto Sole e della quarta era, tuttora in corso, governando sul nuovo sole, il già più volte menzionato Nanuatzin, che avevamo precedentemente correlato al mixteco “dio scorticato” Xipe-Totec. Questo dio, figlio di Tlaloc e Acuecucyoticihuati, nelle credenze azteche “si immolò gettandosi in un gigantesco falò” diventando così il sole attuale.

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Nanauatzin

Ci sembra evidente che questa divinità solare, che muore e rinasce, è in tutto e per tutto assimilabile ai vari Osiride, Dioniso, Tammuz, Baldr, Cristo di cui sopra. Anche sua sorella Tecuciztecatl si sacrificò al termine della terza era, diventando la luna attuale. Quella di Nanuatzin è l’ultima età, che si concluderà quando la Terra collasserà su se stessa in seguito a ripetute scosse sismiche (per questo viene anche nominata come età dei Terremoti). Infine le tzitzimime, una tribù di dee mostruose fatte di sole ossa, sarebbero emerse dalle tenebre per annientare l’umanità. Avrebbe così avuto luogo la catastrofe finale, simile al Götterdämmerung germanico e al Ragnarǫk norreno: il Crepuscolo degli dèi e la caduta dei cieli.

La dea dai mille nomi

Chalciuhtlicue / Acuecucyoticihuati
Chalciuhtlicue / Acuecucyoticihuati

Traendo le conclusioni da quanto emerso precedentemente, ci sembra ragionevole collocare in questo preciso momento, nel passaggio tra la terza era e la quarta (o tra il quarto sole e il quinto, l’attuale), lo scontro cosmico che avvenne tra Huitzilopochtli (il pianeta Giove) e la misteriosa Chalciuhtlicue/ Acuecucyoticihuati / Coyolxauhqui.
A seguire il filo di Arianna dei vari miti, dallo smembramento mitico di questa divinità primordiale (che, ricordiamo, è l’equivalente della Tiamat sumera e del Tifone greco), nacque la luna attuale—un mito precisa che Huitzilopochtli abbia decapitato Coyolxauhqui “usandone la testa per fare la luna”—il sole attuale—un canto riferito a Huitzilopochtli recita: “Grazie a me è nato il Sole” [Torres 2004, p.65]—la nuova Terra (quella della quarta era, l’attuale), ed inoltre quella peculiare regione spaziale tra le orbite di Giove e quella di Marte che gli astronomi hanno denominato la fascia degli asteroidi e, forse, persino l’attuale pianeta Marte, come sembra suggerire il mito di Tonatiuh secondo cui egli “fa da ponte tra Nanauatzin (il sole attuale) e Huitzilopochtli”; era ferito, ma ringiovanì “gettandosi nel fuoco e diventando il sole guerriero”, vagando nei cieli “con le anime di coloro che sono morti in battaglia”. Tutto ciò, tra l’altro, ci riporta nuovamente alla mitologia norrena, e più precisamente alla leggenda della Wütendes heer, l'”esercito furioso” di guerrieri morti in battaglia che accompagnava Wotan—dio, tra le altre cose, della guerra—in una vorticosa ridda attorno alla Terra [cfr. I benandanti friuliani e gli antichi culti europei della fertilità].

Tonatiuh
Tonatiuh: da molti considerato un dio solare, ma il suo “fare da ponte tra Nanauatzin e Huitzilopochtli” sembra smentire questa supposizione. 

Rimane qui da notare come, più ci addentriamo nei miti, più la multiforme dea Coyolxauhqui / Chalciuhtlicue / Acuecucyoticihuati, “madre di tutte le cose”, ci appare sempre più chiaramente essere un corpo planetario di ancestrale memoria, una sorta di luna primordiale, che ha gareggiato in “splendore” e “potenza” con il pianeta Giove, signore dell’era attuale e che è stata smembrata all’inizio dell’era attuale, esattamente com’era successo precedentemente agli dèi delle ere precedenti. Se accettiamo, come abbiamo finora fatto, una lettura cosmogonica degli eventi mitici narrati, possiamo concludere senza troppi dubbi che il pianeta Giove (Huitzilopochtli) “in tutte le sue forze e in tutto il suo splendore”, all’inizio dell’era attuale causò, scontrandosi con l’ancestrale luna primordiale, la nascita dell’odierno Sole (Nanuatzin), dell’attuale Luna (Tecuciztecatl), della Terra su cui viviamo e finanche del pianeta Marte, se accettiamo la sua corrispondenza con il dio Tonatiuh. Una verità antichissima che, per noi occidentali, potrebbe essere racchiusa nel mito di Zeus che, con uno stratagemma, somministrò al padre Kronos (equivalente a Tlaloc) una pozione che lo indusse a vomitare i figli precedentemente divorati (tra i quali Ares, Apollo e Diana—per l’appunto Marte, il Sole e la Luna) con l’aiuto dei quali poi gli mosse guerra e conquistò il dominio. D’altro canto, è ben risaputo in ambito scientifico come l’intenso campo gravitazionale di Giove influenzi il sistema solare nella sua struttura perturbando le orbite degli altri pianeti e lo “ripulisca” da detriti che altrimenti rischierebbero di colpire i pianeti più interni. Un compito che il pianeta porterebbe avanti da infiniti eoni, e che è rimasto indelebile nelle mitologie delle popolazioni più antiche del nostro mondo sotto varie denominazioni e leggende: lo scontro tra Huitzilopochtli e Coyolxauhqui, tra Zeus e l’orribile Tifone, tra Marduk e la mostruosa Tiamat.

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Un tentativo di raffigurazione dell’Albero Cosmico mexica, secondo la tradizione e la mitologia azteca.

Bibliografia:

  • Torres, Yolotl Gonzalez, Il culto degli astri tra gli Aztechi (Mimesis, 2004).
  • Helfritz, Hans, Antica America. Aztechi, Maya, Incas (La Scuola, 1968).
  • de Santillana, Giorgio e von Dechend, Hertha, Il mulino di Amleto. Saggio sul mito e sulla struttura del tempo (Adelphi, 2003).
  • Cotterell, Arthur, La grande enciclopedia dei miti e delle leggende (Rizzoli, 1990).
  • Prampolini, Giacomo, La mitologia nella vita dei popoli (Hoepli, 1938).
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